Obama

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OBAMA: IL SOGNO AMERICANO DIVENTA LA SPERANZA DEL MONDO

 

di Giampiero Gramaglia

ROMA – C’e’ qualcosa di nuovo oggi nell’aria: non solo negli umori della diplomazia internazionale, ma anche nell’umore della gente comune, a Roma e a Pechino, a Londra e a Mosca, a Parigi e a Berlino, in Africa e in Giappone, ovunque, non solo a Washington e a Chicago, la citta’ del vento e dei grattacieli, che e’ ora la vice capitale degli Stati Uniti.

Il Mondo s’e’ svegliato con l’allegria della fiducia, perche’ la vittoria di Barack Obama nelle presidenziali americane, l’approdo di un nero alla Casa Bianca, la realizzazione di un sogno americano ha acceso la speranza di tutto il Pianeta; c’e’ la sensazione di vivere l’alba d’un giorno diverso. C’e', nei confronti di Obama, un pregiudizio favorevole inversamente proporzionale alle diffuse riserve nei confronti di George W. Bush, il presidente degli attacchi terroristici dell’11 Settembre 2001, che avevano suscitato commossa simpatia verso gli Stati Uniti, ma anche l’uomo delle scelte unilaterali in politica estera, ispirate dall’ideologia neo-con, specie nel primo mandato segnato dall’avvio della guerra in Afghanistan e dall’invasione dell’Iraq.

L’elezioni di Obama suscita due ordini di speranze e attese: quelle di un Mondo piu’ solidale dove la Super-Potenza consulti gli alleati e i partner, tenga conto dei loro pareri, rispetti sempre la legalita’ internazionale; e quelle, individuali, della possibilita’ di realizzare le proprie aspirazioni, anche quella che ‘in un Paese libero oggi io non sono nessuno e domani sono il presidente della Repubblica’, come cantavano nel 1968 I Giganti, il gruppo di ‘Tema’.

Obama s’insediera’ alla Casa Bianca il 20 gennaio forte di un capitale di credito e di credibilita’ molto alto; e l’accompagna la consapevolezza che non potra’ certo risolvere da solo d’un colpo le crisi che ingombrano la sua agenda, da quella dell’economia -la piu’ grave e la piu’ urgente, per i cittadini statunitensi- a quelle dei fronti di guerra al terrorismo; dal conflitto israelo-palestinese a quelli dell’Africa -il Darfur e il Congo-; allo sfide epocali del dialogo fra civilta’ e della lotta contro la poverta’ e per l’eradicazione dei flagelli che sono i cancri del XXI Secolo. Nessun governo di nessun continente puo’ attendersi miracoli dall’Amministrazione Obama, ma tutti s’aspettano cooperazione e concretezza. E nessuna capitale sbatte la porta al dialogo con il presidente eletto. Nelson Mandela, l’icona della lotta contro l’apartheid, parla di un mondo migliore. Obama ha gia’ dimostrato di sapere tradurre i sogni in realta’.

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